L'Italia come "sistema" aperto.

 

Fin dall'antichità, l'Italia si presenta agli occhi dell'osservatore come un sistema geo-antropologico aperto agli influssi dell'esterno. Ciò è sicuramente dovuto alla sua posizione centrale in ambito europeo-mediterraneo. Tale concezione era propria dei Romani, che consideravano l'Italia, al pari della stessa Roma, come un Paese in continuo divenire, non "chiuso" etnicamente. In età preromana, noi possiamo individuare grosso modo sei macro-aree: al Nord una celtica; al centro-nord una etrusca, al centro una italica e al centro sud una greco-italica. In Sicilia abbiamo l'area siculo-greca ed in Sardegna quella sardo-punica. Con la conquista romana queste diversità furono amalgamate e ridotte ad unità. 

Abbiamo già dedicato alcuni post all'esposizione della complessità etnico-linguistica dell'Italia in età antica. Qui non vorremmo ripeterci, ma piuttosto gettare uno sguardo sulle nuove etnie che fecero la loro comparsa con la caduta dell'Impero d'Occidente e in epoca seguente. Nell'alto Medioevo, si affacciarono le popolazioni germaniche: Goti, Ostrogoti e Longobardi che influirono notevolmente sulla lingua e la cultura romano-italica del Nord della Penisola; a tal punto che questa sovrapposizione ha finito per connotare il Nord come area di influenza celtico-germanica, dando a questa zona un carattere tipicamente continentale, non solo dal punto di vista geografico, ma anche linguistico-culturale. Veramente le popolazioni germaniche si espansero anche nel Sud-Italia, come testimonia, ad es., il toponimo del Comune campano di Sant'Agata dei Goti, borgo in realtà formatosi con certezza solo in età longobarda, anche se esso serba nel nome il ricordo di una presenza gotica precedente. 

Possiamo dunque affermare che la tradizione romano-italiana è riuscita ad assimilare anche l'elemento germanico, perché, nonostante la lunga presenza in Italia di questa etnia, essa si è imposta come l'asse portante della struttura giuridica e linguistica del Paese: secoli di romanità hanno plasmato in modo indelebile la sua fisionomia.  Parimenti importante fu, per la storia italiana, la presenza, soprattutto nel Centro-Sud, dei Bizantini, giunti in Italia nel decennio 535-553 d.C., quando sostennero una terribile guerra contro i Goti, riuscendo, alla fine, vittoriosi. I Bizantini non erano altro che greci romanizzati e cristianizzati. Comunque essi occuparono importanti città, come Ravenna, Napoli, Roma e Siracusa. La loro presenza durò fino al 1071, quando persero Bari, l'ultimo loro avamposto, ad opera dei Normanni. 

Anche i Normanni hanno un posto di rilievo nella Storia d'Italia. I Normanni (ovvero "Uomini del Nord"), erano un popolo norreno ( di stirpe germanica), originario dei territori scandinavi. In Italia si ricorda, come loro struttura statale particolarmente importante, il Regno di Sicilia, creato da Re Ruggero II dopo aver conquistato l'Italia meridionale. Egli nel 1130 fu incoronato Re di Sicilia e Duca di Puglia e di Calabria e successivamente si impossessò anche del Ducato di Napoli.

E' stato soprattutto il mondo germanico, così ricco di uomini e risorse, ad interessare, nel bene e nel male, l'Italia. Basti pensare alle pretese assolutistiche dell'Imperatore Federico Barbarossa sulle città dell'Italia settentrionale, finite  nella disastrosa sconfitta di Legnano ad opera delle truppe della Lega Lombarda (1176). 

E' noto che questa incombente presenza è durata fino ai primi decenni del XX secolo. Oggi le migrazioni hanno aggiunto altre componenti etniche al sostrato della società italiana, in sintonia col principio dell'apertura dell'Italia ai flussi migratori ab externo. Si deve rilevare tuttavia che nell'età attuale questo principio ha da essere relativo, non già assoluto. Questo perché oggi le società, organizzate in Stati, hanno bisogno di sicurezza e di ordine pubblico. Non è più come una volta che la gente andava e veniva a suo piacimento: ci devono essere criteri precisi e , se necessario, anche severi per gestire questo fenomeno in modo giusto. E' suggestivo ciò che diceva Seneca nella chiusa delle sue Questioni naturali, presagendo il futuro: "Altri popoli verranno: ad essi rivolgi il tuo sguardo"; ma è evidente che, se le masse sono ingenti, le risorse sono poche. 

Il quadro che abbiamo delineato, rappresentando uno stato di estrema frammentazione politica, rende conto della notoria mancanza di un "senso civico unitario" degli Italiani. Eppure nessuno, eccetto un ignorante o una persona in malafede, potrebbe negare che l'Italia è una unità culturale, e che perciò unitaria deve essere, ed è,  anche sul piano politico. Solo che è una unità "diversificata" al suo interno. Il centralismo, infatti, non è il modello politico-costituzionale che si attaglia ad un Paese come l'Italia. E se Mussolini, nella sua abissale, ignorante prosopopea, poteva dire che "è impossibile governare gli Italiani", è perché non aveva semplicemente compreso lo spirito italiano, lo spirito di un Paese dove il molteplice convive nell'unità. 

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