Una vittoria per l'Italia.
Passati i fasti dell'antichità classica, quando l'Italia, per forza economica, politica e militare, era il centro dell'Orbe romano, con l'alto Medioevo essa si ridusse progressivamente in un Paese dilaniato da invasioni, guerre intestine e devastazioni. In concomitanza con la discesa dei Longobardi, nel VII sec. d. C., la tradizione romana delle Scuole di retorica, già esausta, finì con lo spegnersi del tutto. I tentativi dell'Impero d'Oriente, con a capo Giustiniano I, di annettersi l'Italia, cessarono proprio con la venuta di quel popolo germanico. Precedentemente, gli eserciti bizantini, comandati da Belisario, riuscirono a vincere i Goti, dopo una guerra disastrosa per l'Italia, narrata dallo storico Procopio nella Guerra gotica. L' ultima creazione del diritto pubblico romano fu il Regno Ostrogoto. Con l'alto Medioevo, iniziò così per l'Italia un periodo plurisecolare di miseria e torpore politico, di divisioni interne e smarrimento di ogni valore civile, solo in parte compensato dallo splendido fiorire della cultura artistica, giuridica, letteraria filosofica e medica, protrattosi fino al Rinascimento ed oltre.
La plurimillenaria storia d'Italia mostra un Paese travagliato, sofferente, spesso in contraddizione con se stesso, come avviene anche oggi. Eppure questo Paese, così spesso denigrato e ingiustamente sottovalutato, ha dato la culla ad un modello teologico-umanistico straordinariamente originale e ricco di significato, tale da restituirgli l' inconfondibile identità smarrita da gran tempo. Il modello di cui parliamo, senza rinnegare affatto l'elemento teologico, dà più valore all'uomo, con una precisione e sapienza mai eguagliata. L'uomo si trova al centro dell'Universo grazie al diritto o ius, che, rimanendo legato al fas (o Legge divina), esprime la consapevolezza e la dimensione civile dell'esistenza. Precisamente questa è la caratteristica della tradizione romano-italiana. Dio non viene annichilito, ma subisce un deciso ridimensionamento, lasciando agli uomini un ampio spazio per l'esplicazione delle loro attitudini nel mondo della storia da essi forgiato.
Con ciò non si vuole certo proclamare la superiorità assoluta di questo modello. Anche gli altri popoli hanno conosciuto l'esperienza giuridica ed usufruito di leggi e costumi. Pensiamo alla tradizione ebraico-cristiana, all'islamismo o all'induismo. Ma la prospettiva di queste tradizioni è diversa da quella romano-italiana, per la quale Dio è solo il garante dello svolgersi del diritto, nel quadro di una visione realistico-idealistica che porta l'uomo ad approfondire il senso e l'esperienza del suo esistere. I grandi monoteismi pongono Dio al centro di tutto: pensiamo ai Vangeli, alla Bibbia al Corano e ai Veda, libri sacri fondati sul teocentrismo.
Riconoscendo apertamente che il diritto è equilibrio sociale mentre la Legge divina è equilibrio cosmico, e che l'uno è connesso all'altro, la tradizione romano-italiana si è significativamente sganciata dalla sudditanza verso il divino. Intendiamoci: Sallustio diceva dei Romani primitivi che essi erano religiosissimi mortales, gli uomini più religiosi di tutti. Lo stesso ius publicum è impregnato di religione e di senso del divino e, in antico, grande rilevanza avevano il ius sacrum ed il ius divinum, branche del diritto attinenti alla dimensione religiosa.
Inoltre, il ius privatum, la parte più consistente del ius humanum, sebbene anch'esso pervaso da elementi di sacralità, (sacra privata), ha ricevuto dai giuristi romani una trattazione più organica, senza per questo voler retrocedere il ius publicum al rango di un diritto "inferiore", come è stato inopportunamente fatto. Ma della coppia opposizionale-complementare ius/fas, i Romani hanno sviluppato prevalentemente il diritto, ovvero il lato antropocentrico. Il fas sta semplicemente ed i Romani non si sono mai seriamente posti il problema dell'origine del Mondo, a differenza dei Greci, creatori di una raffinata cosmogonia. La religione romana è stata definita convincentemente come una ortoprassia, ovvero un agire corretto rivolto, mediante il rito, al mantenimento dell'ordine delle cose.
D'altronde, pensare che Dio è Legge, non è una scoperta solo romana. I Romani si distinguono invece per un ribaltamento di prospettiva: è importante Dio, ma è ancora più importante l'uomo, almeno nella realtà fattuale, chi sia, cosa faccia. Ed anche ritenere che Dio sia "solo" equilibrio cosmico, toglie alla Divinità gran parte di quell'alone misterioso e di ineffabilità a cui altre culture non vogliono (o non possono) rinunciare. E la natura ? Nell'ambito della civilitas romana, la natura è una istituzione, che i giuristi creano e plasmano a seconda delle esigenze sociali. E' fatto si cenno ad un primordiale stato di natura, ma nello svolgersi della civiltà questo stato viene superato, lasciando il posto ad istituti che lo rappresentano.
A Roma, centro dell'Italia e del mondo, è emersa una visione alternativa, ma non per questo assolutamente vera, del rapporto uomo/dio, alternativa rispetto alle grandi visioni teocentriche, che vedono nell'uomo solo un sottoposto ai voleri di Dio e del destino. Così l'Italia si riappropria della sua identità millenaria che era andata persa, e, se è veritiero quello che siamo venuti argomentando finora, giusta l'originalità del suo modello di sapienza civile-religiosa, la possiamo definire Victrix, ovvero la Vittoriosa.
E' un modello, giova ribadirlo, in cui la dimensione metafisica si sposa armonicamente con l'immanenza, in cui il trascendente viene per così dire metabolizzato nel qui ed ora, e dove la conoscenza esaurisce presumibilmente il suo percorso. E' lo stesso rapporto che in linguistica intercede tra significante e significato, dove il secondo è il sostrato metafisico del primo, senza peraltro che sia possibile disgiungerli.
La filosofia italiana, specie nel suo ramo 'civile', riprende questi temi, mostrandosi aliena da eccessive sistematiche e teorizzazioni, tanto in voga nel pensiero di altri popoli europei. Essa rimane di solito ancorata al dato reale ed immanente, come vedremo in una futura notizia, dedicata alla filosofia naturale.
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